Come è nata la mia passione

Da anni avevo la convinzione che la mia passione per la food photography fosse nata grazie alla cucina Italiana, ma il mio ultimo viaggio in Russia mi ha fatto ragionare meglio e capire le origini del perché.

La storia è molto più profonda, quindi se la vorrete leggere mi farà tanto piacere.

Mia nonna durante la seconda guerra mondiale rimase a Leningrado circondata dai nazisti. Per tre anni la gente ebbe da 125 grammi a 400 grammi di pane al giorno e nient'altro. In una città di 2 milioni abitanti, alla fine della guerra ne rinasero solo 700.000. Mia nonna perse il padre e due fratelli piccoli, che morirono di fame. ⠀
Dopo questa esperienza, nei tempi successivi mia nonna comprava tutto il cibo possibile ed immaginabile. La sua casa era sempre piena di bontà, e noi piccoli nipoti rotolavamo via dopo i pranzi della domenica.

Poi con la Perestroyka il cibo sparì nuovamente. Ogni persona riceveva i bigliettini per comprare i prodotti: non si poteva prendere più di 1 kilo di zucchero al mese, due bottiglie di vino, 300 gr di burro, etc.

Ovviamente il cibo non era gratis, dovevamo pure pagarlo.
Come se non bastasse, per comprare il cibo bisognava fare le file per ore e giorni. Ricordo i numeri che scrivevano sul palmo della mano prima della chiusura del negozio. Così l’indomani potevi riprendere il tuo posto in fila.

I dolci li mangiavamo solo alle feste. L’unico dessert a portata di mano era una fetta di pane con lo zucchero sopra o con la conserva di frutta fatta durante estate.

Non potete immaginare come apprezzavamo qualsiasi pezzettino e saltavamo di gioia se mamma riusciva a comprare qualcosa di buono. Con mia sorella facevamo le gare verso la porta appena sentivamo la chiave. “Cosa ci hai portato, mammina?” ⠀
I negozi erano vuoti e poca roba si poteva cucinare a casa perché mancavano gli ingredienti. ⠀
Proprio in quelle circostanze era nata la mia passione per il cibo. Da piccola sognavo di essere chiusa di notte in un negozio pieno di bontà. Da grande faccio il fotografo del cibo e, scattando, penso ancora a quella bambina affamata e alla mia nonna, che ha subito molto di più.